LEGO e Barbie a una svolta

Nella sua ultima collezione, presentata alla sessantasettesima edizione della Fiera del Giocattolo a Norimberga, LEGO introduce nelle sue collezioni LEGO City delle mini figurine in sedia a rotelle, forse anche in risposta a una petizione su change.org, #ToyLikeMe, che aveva raccolto oltre 20.000 firme.

Lego

Lego

La petizione portava avanti la richiesta di non far sentire esclusi i 150 milioni di bambini nel mondo portatori di handicap dalle persone normalmente rappresentate nei giocattoli. E, se ci si pensa bene, 150 milioni è un numero che  dovrebbe far pensare che l’inclusione fosse la normalità, non l’eccezione.

A Norimberga, la settimana scorsa, LEGO ha presentato un set contenente delle minifigurine in sedia a rotelle. L’iniziativa era stata anticipata a Luglio, a Londra, ma la la minifigurina in sedia a rotelle era una persona anziana, così che giovani e bambini erano esclusi dalla rappresentazione in sedia a rotelle e il pubblico non era stato particolarmente contento.

Alla fiera di Norimberga, invece, il personaggio più giovane e sorridente è stato presentato come facente parte di una collezione che include un cane da aiuto, un venditore di gelati, persone anziane e altri personaggi “al parco” . La commercializzazione di questo set è stata accolta come un vero passo avanti in materia di eguaglianza, soprattutto per un’impresa che era stata più volte criticata per la mancanza di rappresentazione della diversità fra i suoi personaggi.

Rebecca Atkinson, la cofondatrice della campagna #ToyLikeMe, in Dicembre scriveva sul Guardian: “Lego continua a escludere i 150 milioni di bambini portatori di handicap nel mondo, rifiutandosi di rappresentarli nelle proprie collezioni. Non si tratta solo di una questione di vendite o di inaccessibilità, ma anche di cambiare le percezioni culturali.”  Gli appelli dell’associazione sono finalmente stati accolti e la produzione di figurine rappresentanti situazioni di handicap è iniziata.

Anche Mattel ha seguito la strada dell'inclusione e ha modificato le proprie collezioni, forse anche in seguito alla debacle della perdita della licenza per produrre le Principesse Disney, stereotipate sullo standard unico e sempre ripetuto delle Barbie, e della promessa ai propri azionisti di concentrarsi sul rilancio della Barbie, che aveva visto le proprie vendite calare notevolmente negli anni passati. Ed ecco pronte le Barbie in tre nuove taglie: petite, tall e curvy e in sette nuove tonalità di pelle.

Ovviamente tutto ciò ha suscitato polemiche fra chi ha dato il benvenuto alle nuove Barbie come rappresentative della realtà e quindi più congeniali e giuste, e chi invece ha visto solo una mossa commerciale per riportare in auge le Barbie fra le bambine, augurandosi che tali bambole non siano un vero modello per nessuno.

In realtà si tratta di una rappresentazione in cui i bambini e le bambine forse vogliono riconoscersi. Se è vero che forse un bambino con qualche disabilità, come ventilato da qualcuno, non vuole che essa gli venga ricordata durante il gioco, è anche vero che ci saranno bambini a cui fa piacere vedere che esiste anche un bambolotto o un personaggio LEGO in cui riconoscersi e con cui giocare a essere se stesso. Non solo, serve soprattutto ad abituare gli altri a considerare parte della loro cultura ed educazione il fatto che ovunque ci sia e ci possa essere un bambino curvy, altissimo, di qualsiasi colore di pelle e con qualche disabilità, perché questa è la realtà in cui viviamo e questa è la normalità. E forse si arriverebbe a un cambiamento culturale in cui l’altro non è diverso, è semplicemente altro da sé, ma comunque parte della realtà quotidiana in ogni momento, a scuola e nel gioco. Forse potrebbe essere visto solo il lato positivo di una mossa che senz’altro ha preso in considerazione aspetti economici e commerciali, ma potrebbe contribuire positivamente a un cambiamento culturale della società.