Gli accordi per limitare l'estrazione di greggio si estendono ad altri Paesi

Dopo i negoziati fra Russia e alcuni paesi produttori aderenti all’OPEC tenutisi a Doha, nei quali si era raggiunto l’accordo di limitare il livello di produzione di greggio al quale avevano aderito Russia, Venezuela, Qatar e Arabia Saudita, ieri si è raggiunta quella che il ministro dell’energia russo ha definito una “massa critica” di stati produttori di petrolio in accordi similari.

Dopo i negoziati fra Russia e alcuni paesi produttori aderenti all’OPEC tenutisi a Doha, nei quali si era raggiunto l’accordo di limitare il livello di produzione di greggio al quale avevano aderito Russia, Venezuela, Qatar e Arabia Saudita, ieri si è raggiunta quella che il ministro dell’energia russo ha definito una “massa critica” di stati produttori di petrolio in accordi similari. Alcuni produttori africani, latino americani e del golfo persico hanno infatti deciso di partecipare all’accordo frenare la caduta dei prezzi del greggio al barile.

Alexander Novak, Ministro russo per l’energia, ha affermato infatti che gli stati che producono il 73% del greggio mondiale si sono accordati per un primo programma di produzione.

Secondo Novak, mettere un tetto alla produzione sarà una misura efficace anche se non dovesse aderire l’Iran, che per ora non sembra voler prendere parte all’accordo. Sono invece ancora in corso i negoziati per decidere come monitorare l’implementazione dell’accordo, al fine di stabilizzare il prezzo sui 50-60 USD al barile. La decisione sul livello di produzione e prezzo è stata presa tenendo in considerazione che un prezzo più elevato al barile creerebbe nuovamente un eccesso di offerta rispetto alla domanda. Il livello di sfiducia fra i produttori di petrolio è però tale, secondo il ministro per il petrolio dell’Arabia Saudita, Ali al-Naimi, leader de facto dell’OPEC, da non consentire veri e propri tagli di produzione.

Oggi la sovrapproduzione di greggio rispetto alla domanda è di circa 1 milione di barili al giorno, e ogni giorno tutti questi barili vengono immagazzinati anziché essere venduti e consumati. Nonostante la sfiducia fra i produttori, secondo il ministro per il petrolio della Nigeria Emmanuel Ibe Kachikwu, intervistato lunedì dalla televisione statunitense CNBC, le possibilità che l’accordo di congelamento dei livelli di produzione abbia successo è molto elevata. Rappresentanti dell’Ecuador, della Colombia e del Messico prenderanno probabilmente parte ai negoziati che si terranno a metà del mese di Marzo: secondo il Ministro dell’Energia degli Emirati Arabi Uniti, Suhail al-Mazrouei, la necessità di raggiungere un accordo globale, anche se probabilmente Iran e Iraq non ne faranno parte, è reale, e tutti saranno costretti a limitare la produzione a causa della caduta dei prezzi.

Ciononostante, nè la data nè la località dove si terrà questo incontro di cui tutti parlano sono stati fissati. Oggi i Paesi produttori di petrolio, ivi inclusi Arabia Saudita e Russia, stanno estraendo a ritmi record o quasi. La non adesione di Iran e Iraq potrebbe limitare l’efficacia del provvedimento, anche perché rappresentanti del governo iraniano hanno ripetuto martedì che prenderebbero in considerazione una limitazione all’estrazione di greggio solo qualora l’Iran tornasse ai livelli di estrazione e vendita precedenti alle sanzioni occidentali, il che significa che al momento il Paese sta cercando di aumentare il proprio livello di produzione di 1 milione di barili al giorno, e potrebbe ulteriormente aumentarne l’estrazione di altri 500 mila barili, per arrivare a 3,9 milioni di barili al giorno in totale entro agosto 2016, e solo allora prenderebbe in considerazione una partecipazione ai negoziati fra OPEC e Russia.

1 commenti

Gianbi :
Chi ne trae maggiore beneficio? L'America gente! come al solito il capitalismo più sfrenato trae maggiori benefici in questa che è una vera e propria guerra per il futuro predominio sull'economia mondiale... | venerdì 04 marzo 2016 12:00 Rispondi